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19/06/2020

In cucina insieme

latrentina cooking therapy

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Tutto è più facile da dire in una cucina, tutto è sfumato da questa intenzione di condivisione, e l’appetito fa scorrere nuova linfa nelle cose

Serge Joncour

Cercare insieme una malga, assaggiare insieme le sue pietanze, scambiarsi il piatto per condividere l’esperienza del gusto e poterne parlare godendo dello stesso sapore. Macinare chilometri per cercare quella cantina, proprio quel vino, quel formaggio, un olio, una marmellata o proprio quella mela. E poi portarsi i prodotti a casa, per rivivere insieme l’esperienza che si rinnova nel ricordo.

La parola magica è insieme. L’occasione è l’esperienza che si amplifica e resiste al tempo perché farcita, nel caso del gusto, dall’olfatto, dal colore, dalla vista, dal benessere della condivisione.

Spopolano le ricette ovunque. Perché cucinare per qualcuno è un atto d’amore, lo abbiamo ripetuto spesso anche noi nei nostri articoli e rinnoviamo l’invito ricetta dopo ricetta. Ma cucinare insieme amplifica l’esperienza, fa di una preparazione un viaggio. Rimette in circolo i ricordi, gli aneddoti, nostalgie e attese. Il corpo, che impasta, affetta, miscela, si muove, invita a riconsiderare gli spazi, coordina i gesti, liquefa i confini e i ruoli che spesso in casa raggiungono una codificazione non detta e magari non cercata, così, per consuetudine.

Cooking therapy

Eh sì, gli americani sono più bravi di noi a trovare definizioni e a cercare nella semplicità forme di terapia. Così, proprio in molte università e in centri di riabilitazione del Nuovo Mondo la cooking therapy viene utilizzata per curare disturbi ossessivo compulsivi, disturbi da ansia e stress, disturbi alimentari  e anche la depressione. Perché cucinare è un gesto istintivo, permette la concentrazione sul qui e ora, parte da un progetto e ne vede il risultato. Un risultato che viene condiviso. Perché cucinare lavora sull’autostima del riuscire a portare a termine qualcosa, ha a che fare con delle abilità e con delle conquiste di apprendimento, fa lavorare il corpo, ci mette in comunicazione con noi stessi e le nostre memorie e con le memorie di altri, con la cultura nostra e di altri popoli, con le materie prime, con la terra, con la natura. Cucinare è un gesto che utilizza colori, sapori, che allena tutti i sensi. Cucinare diventa, così, un percorso di crescita personale, che nulla ha a che fare con una qualsiasi terapia del mangiare. Non c’entra nulla. È un percorso di consapevolezza, una conquista, di cura e di presa in carico della cura di altri. Cucinare rende sopportabile, a volte, lo scorrere del tempo ed è un gesto primordiale che recupera il senso di vivere.

Conosciamo il mondo con il gusto, con la bocca. Ogni nuova scoperta, ogni trasformazione, a pensarci bene, ha a che fare con un sapore nuovo che siamo disposti ad accogliere per farci trasformare a nostra volta.

Share cooking therapy

Magari siamo in auto e magari stiamo tornando dal lavoro e non vediamo l’ora di tornare a casa, ma prima c’è da passare al supermercato. Telefoniamo al nostro partner e, senza pensare se siamo arrabbiati o stressati o senza tanto pensare al modo, chiediamo: cosa mangiamo stasera? Oppure: cosa vuoi mangiare?

Siamo in vacanza, rilassati e felici, dobbiamo scegliere un posto per il pranzo o per la cena e ci chiediamo: cosa mangiamo?

È una domanda istintiva, ma è una domanda che ci mette in ascolto dell’altro. A seconda delle risposte cerchiamo soluzioni creative.

Vogliamo farci un regalo, una sorpresa e ci regaliamo ingredienti speciali.

latrentina cuciniamo insieme

Con il cibo comunichiamo

Così, dalla cooking therapy è nata la share cooking therapy. Molto utilizzata per ristabilire un’armonia di coppia. Perché?

Perché cucinare insieme scioglie le tensioni e ristabilisce un dialogo più naturale. Permette di giocare e di passare tempo insieme, già a partire dalla scelta degli ingredienti in bottega o al supermercato. Nello spazio di una cucina i corpi si muovono a ritmo di danza, non devono pestarsi i piedi, si toccano e poi giocano a nascondino. Cucinare significa ascoltarsi, collaborare e condividere il risultato senza colpevolizzarsi o attendere apprezzamenti che non arrivano. Riuscita e insuccesso vengono celebrati insieme.

Cucinare ristabilisce un dialogo e stempera le tensioni.

È gratificante fare una sorpresa e cucinare per chi amiamo. Proviamo a farlo insieme, quando possiamo, quando abbiamo tempo. Vi proponiamo una la ricetta dell’insalata Waldorf perfetta da fare insieme. Molte altre potete scegliere tra quelle condivise con la community di myTrentina.

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