Il vero giocatore di golf giocherebbe persino sull’Everest se qualcuno vi mettesse una buca e una bandiera in cima.
C’è uno sport che nasce come passatempo tra le brughiere scozzesi e diventa, secolo dopo secolo, una disciplina praticata in ogni angolo del pianeta. Parliamo, naturalmente, del golf. Anche in Trentino, tra le Dolomiti e le valli alpine, questo sport ha trovato una casa naturale, regalando a chi lo pratica panorami che pochi altri campi al mondo possono vantare.
Dalla Scozia al mondo: breve storia del golf
La prima testimonianza scritta di questo sport è un documento del 1457, in cui re Giacomo II ne vietava la pratica perché distraeva i sudditi dall’esercizio del tiro con l’arco. Da lì il gioco si diffuse in tutto il Regno Unito e, con l’espansione dei commerci e dei viaggi, raggiunse ogni continente. Oggi il golf conta decine di milioni di praticanti, con una diffusione fortissima negli Stati Uniti, in Giappone e in molti paesi del Nord Europa, dove è vissuto come uno sport popolare, aperto a persone di ogni età.
Non solo per pochi: sfatiamo il luogo comune
In Italia il golf porta ancora addosso l’etichetta di sport d’élite, ma è un’immagine superata. Nei paesi dove è più radicato – pensiamo al Regno Unito o agli Stati Uniti – è considerato alla stregua del tennis o del nuoto: un’attività per famiglie, giovani e pensionati, spesso meno costosa di quanto si immagini. Anche da noi, negli ultimi anni, i circoli hanno moltiplicato le iniziative per avvicinare nuovi giocatori: corsi per bambini, tariffe agevolate e campi pensati per chi vuole semplicemente provare, senza impegnarsi subito in un abbonamento.
Un secolo di golf in Trentino
Il golf arriva in Italia tra fine Ottocento e inizio Novecento, portato dalle comunità straniere che frequentavano le grandi città e le località di villeggiatura. In Trentino la sua storia comincia presto: nel 1923 nasce a Madonna di Campiglio uno dei campi più antichi del paese, disegnato dal celebre architetto inglese Henry Cotton. Da allora il territorio ha continuato a coltivare questa passione, arrivando a contare oggi diversi percorsi distribuiti tra le valli, ciascuno con la propria identità.
I cinque principali campi da golf del Trentino
Il Golf Club Rendena, a Bocenago, propone 9 buche che si snodano tra prati ondulati, corsi d’acqua e piccoli laghetti, con lo sguardo sempre rivolto alle Dolomiti di Brenta e ai ghiacciai della Presanella e dell’Adamello.
A Sarnonico si trova invece il Dolomiti Golf Club, 18 buche disegnate su cinquanta ettari nel folto di un bosco di abeti: uno dei tracciati più tecnici del Trentino, frequentato soprattutto da giocatori esperti.
Il Golf Club Folgaria corre invece sugli stessi pendii che d’inverno diventano piste da sci per principianti, regalando un vivace percorso di 18 buche, incastonato tra prati, foreste e un piccolo biotopo naturale.
Il Tesino Golf Club La Farfalla offre 9 buche in area collinare che mettono alla prova sia i principianti sia i giocatori più esperti.
Chiude il quadro il Golf Club Madonna di Campiglio, immerso nel Parco Naturale Adamello Brenta, con le Dolomiti di Brenta a fare da quinta scenografica, è uno dei più alti d’Europa.
Accanto a questi cinque campi da campionato, il Trentino conta anche diversi “campi pratica”, perfetti per chi vuole avvicinarsi al gioco con calma, prima di misurarsi con un percorso vero e proprio.
Un giro di prova, per iniziare
Avvicinarsi al golf in Trentino è più semplice di quanto si pensi: basta contattare un circolo per prenotare una lezione introduttiva con un maestro, spesso con mazze a noleggio incluse. Al di là del punteggio, ciò che resta è il piacere di camminare per ore tra boschi, prati e montagne, respirando un’aria che nessuna palestra può offrire.
E dopo qualche buca, una mela del Trentino IGP è lo spuntino ideale da tenere sempre in sacca: leggera, energetica e pronta a ricaricare le energie per l’ultimo giro di green.
Cliccate qui per tutti gli indirizzi (portale turistico ufficiale del Trentino).
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Ph credits:
Grazie per le belle foto di copertina a Fototeca Trentino Marketing.
Foto di Graziano Panfili e Daniele Lira.