Nulla è più figlio dell’arte di un giardino.
Poco sopra Trento, a Lavis, esiste un luogo che sfida ogni classificazione: un giardino arrampicato sul versante roccioso e ben riconoscibile per le sue insolite architetture. Si chiama Giardino Bortolotti, ma il suo nome più interessante e originale è Giardino dei Ciucioi. È una costruzione veramente particolare, sospesa tra architettura, botanica e simbolismo, che venne realizzata nell’Ottocento ad opera di un personaggio decisamente visionario: Tommaso Bortolotti. Da qualche anno, dopo un lungo e delicato restauro, il giardino è tornato a essere visitabile e rappresenta una delle testimonianze culturali più affascinanti della provincia di Trento.
La mente visionaria di Tommaso Bortolotti
Tommaso Bortolotti era un borghese benestante, colto e curioso, impegnato nella vita pubblica del suo paese come Capo Comune e ispettore delle macchine antincendio. La sua passione per la botanica, unita ai viaggi compiuti in Italia e in Europa, lo spinse a immaginare un grande giardino verticale, in cui poter fondere natura, tecnica e rappresentazioni simboliche di tipo massonico (pare infatti che ne fosse influenzato). A partire dagli anni Trenta dell’Ottocento iniziò a lavorare sui terrazzamenti che già caratterizzavano il pendio, trasformandoli progressivamente in un percorso ascendente, quasi iniziatico. Bortolotti non lasciò alcun progetto scritto: il giardino prese forma direttamente dalla sua visione, modellando architetture, serre, orti pensili e suggestioni romantiche. Alla sua improvvisa morte, nel 1872, l’opera rimase incompiuta e, nei decenni successivi, conobbe un lento declino, aggravato dai danni della Prima guerra mondiale. Solo l’acquisizione da parte del Comune di Lavis nel 1999 avviò il lungo percorso di recupero che portò alla riapertura nel 2019.
Un giardino verticale, tra finzione scenografica e natura mediterranea
Ciò che rende il Giardino dei Ciucioi un unicum in Europa è il suo sviluppo verticale: si sale attraverso un itinerario elicoidale che unisce cemento ottocentesco, roccia viva e vegetazione, mentre architetture e ambienti si presentano come quinte teatrali dallo stile volutamente eclettico. Le strutture che s’incontrano addentrandosi nel giardino comprendono una facciata neogotica con un rosone che rappresenta un orologio senza lancette (il tempo sospeso), una loggia rinascimentale sorretta dalla roccia, una finta rovina di castello con doppio portico (esterno e interno) e una torretta dalle aperture moresche. Oltre all’impatto scenografico, Bortolotti sperimentò anche soluzioni tecniche davvero sorprendenti. Per coltivare specie mediterranee come agrumi, ulivi e palme – decisamente insolite per un paese della Val d’Adige – ideò un originale sistema di riscaldamento ispirato alle domus romane: l’aria calda, generata in una stanza dei fuochi, veniva convogliata sotto i pavimenti dei terrazzamenti, creando un microclima adatto alla maturazione dei frutti. Le grandi vasche per la raccolta dell’acqua piovana completavano il sistema, rendendo il giardino un piccolo laboratorio agronomico ante litteram.
Agrumi in Trentino: una tradizione che rivive
Anche se la presenza di piante rare ed esotiche oggi si è ridotta, gli agrumi sono ancora protagonisti del giardino. Cedri, limoni, pompelmi e bergamotti prosperano sulle terrazze, mantenuti dall’Ecomuseo dell’Argentario, che si occupa anche della gestione delle visite guidate. Da queste produzioni, limitate ma pregiate, nascono collaborazioni con realtà locali: succhi, gelée, dolci e perfino gelato agli agrumi, realizzati da aziende e artigiani di Lavis che riportano in vita la vocazione sperimentale voluta da Bortolotti.
Un patrimonio culturale da riscoprire
Il Giardino dei Ciucioi è oggi inserito tra i principali giardini storici del Trentino e rappresenta un raro esempio di paesaggio culturale ottocentesco conservato e valorizzato. La combinazione di architetture romantiche, botanica esotica e ingegneria creativa rende la visita un’esperienza che unisce scoperta, meraviglia e memoria. È un luogo che sorprende, facendoci rivivere il dialogo tra uomo e natura, tra uomo e montagna, che seppe immaginare questo distinto signore d’altri tempo. Un giardino davvero stravagante, come lo definivano già nell’Ottocento i contemporanei di Tommaso Bortolotti, che oggi torna a essere uno dei tesori più singolari della provincia di Trento.
Il periodo migliore per visitarlo? Sicuramente il mese di maggio! E, non dimenticate, mettere una mela IGP del Trentino nello zaino, è sempre un’ottima soluzione per una merenda sana e gustosa…
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Ph. credits: Gianni Penasa – Visit Rotaliana