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26/12/2021

La tempesta Vaia

tempesta Vaja

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Amo gli alberi. Sono come noi. Radici per terra e testa verso il cielo.

Erri De Luca

Nel fluire del tempo, accadono sovente degli eventi che lasciano nella storia e nell’ambiente delle cicatrici difficili da rimarginare. Purtroppo ogni territorio e ogni epoca ha il suo accidente, come un dazio che ci tocca pagare di continuo ad un destino troppo severo. Dal terremoto di Messina al maremoto del Tōhoku, la geografia è anche una mappa di tormenti che periodicamente ci ricordano la forza della natura, così come la nostra debolezza umana, spesso mascherata da una inutile arroganza. In questa storia, la tempesta Vaia del 2018 è certamente il grande sgomento del Trentino; per quanto non abbia provocato vittime, la ferita è così profonda che ancora oggi si fatica a concepire la vastità della distruzione, tutta focalizzata su una delle nostre risorse più importanti: il patrimonio boschivo. 

Vaia e il maledetto autunno del 2018

Dal 26 al 30 ottobre del 2018, le Dolomiti e le Prealpi venete furono “attaccate” da una fortissima perturbazione atlantica. Il virgolettato è una metafora che ha particolarmente senso: l’intensità di questo evento meteorologico fu così alta e le conseguenze così catastrofiche, da rendere inevitabile un pensiero alle devastazioni dell’ambiente determinate della Grande Guerra. Tutti noi siamo soliti chiamare questo evento “Tempesta Vaia”, ma perdonate la precisione, non fu affatto una tempesta, bensì un uragano, cioè uno sconvolgimento con venti fortissimi, tipici delle aree tropicali e rarissimi nel nord-est dell’Italia.

E come da manuale della Grande Guerra, l’attacco fu diviso in due fasi: prima il tiro di artiglieria e poi la carica. Tra il 27 e il 29 ottobre caddero 600-700 mm di pioggia, con punte fino 870 mm, quantitativi strabilianti che molte stazioni di rilevamento dislocate nei vari areali coinvolti segnarono come record assoluto. Le grandi piogge portarono allo straripamento del Piave e del Brenta; per alleggerire la pressione del fiume Adige, si rese necessaria l’apertura della galleria di sicurezza, appositamente studiata per queste occasioni, che permise di scaricare ingenti volumi d’acqua nel Lago di Garda.

E poi ci fu il vento. Un fortissimo scirocco con punte di 200 km/h e oltre; a Passo Rolle, nella zona delle Pale di San Martino, si toccarono 217,3 km/h. Nel giro di poche ore, milioni di alberi furono sradicati e abbattuti. La mattina del giorno dopo, in molte zone le rigogliose foreste del Trentino, del Veneto e del Friuli, apparvero come travolte da una onda d’urto generata dall’impatto di un gigantesco meteorite. Le foto della zona del Lago di Carezza, della Val di Fassa, di Fiemme, dell’Altopiano di Piné e purtroppo di molti altri areali del nord-est, parlano da sole: chilometri di alberi abbattuti dal soffio di un temibile gigante chiamato scirocco. Quelle foto sono entrate ormai nell’immaginario collettivo, nella storia; ogni singolo albero perso è di per sé una terribile ferita, e di ferite così nel nord-est ne contammo ben 42 milioni su una superficie di 41.000 ettari. Sì, ben 42 milioni di alberi abbattuti!

Dal dramma alla riscossa

Forse non tutti conoscono quell’amore particolare che lega l’uomo alla montagna e al bosco. Magari non tutti hanno avuto la fortuna di trovarsi immersi nel fogliame e a contatto con la roccia. Ma chi conosce queste emozioni, anche se a migliaia di km di distanza da noi, probabilmente avrà condiviso intimamente lo shock di quei giorni. Nei giorni successivi, da bravi montanari, ci siamo subito rimboccati le maniche. Dopo Vaia, c’è stata la forza, l’impegno, la volontà, la caparbietà, insomma tutte quelle cose tipicamente umane che permettono alle comunità di ogni luogo e di ogni epoca di ripartire. Le Istruzioni hanno agito subito, le cittadinanze hanno fatto un lavoro straordinario, ma c’è anche di più: c’è la consapevolezza che grazie all’esperienza di Vaia, abbiamo incominciato e continueremo a fare… meglio. Oggi stimoliamo la crescita di boschi più forti e più sani, più resistenti. E gestiamo il nostro patrimonio boschivo più efficacemente. Non diciamo “grazie Vaia”, perché non la perdoneremo mai, ma possiamo dire grazie al Trentino e alle altre regioni coinvolte! Di certo, con quello che è stato fatto dall’autunno del 2018 a oggi, e con quello che abbiamo in programma di fare, possiamo affermarlo con certezza: siamo ancora più orgogliosi di essere parte di questo meraviglioso territorio!

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Riferimenti video:

Alle 11:11 dell’11/11/18 Paolo Rumiz introduce l’orchestra dei violoncelli di Villa Lobos diretta da Mario Brunello che suona l’aria della quarta corda di J. S. Bach nella foresta degli abeti di Stradivari devastata dalla tempesta Vaia.

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